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LE CAMPANE DI AGNONE

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Prendendola un po’ alla larga, lo si ammette, iniziamo dalla notte dei tempi, in verità dalla preistoria, dicendo che il bronzo, quello di cui sono fatte le campane, ha segnato un’intera era dell’umanità, l’era del bronzo talmente tale materiale è stato decisivo nell’evoluzione della civilizzazione umana. Accorciando lo sguardo vediamo che esso ha giocato un ruolo nelle fortune della principale cittadina altomolisana, particolarmente prosperosa un tempo. Le campane sono fatte di una lega della quale il bronzo è la componente chiave; quest’ultimo, a sua volta, è costituito da rame e stagno, minerali che, di certo, non sono reperibili in loco, ma che provengono anche da molto lontano. Per procurarsi la materia prima dell’arte campanaria occorre, pertanto, rivolgersi a mercati specializzati, ragion per cui bisogna servirsi di intermediari. Va precisato che, data la notevole distanza, sarebbe complesso approvvigionarsi direttamente presso le miniere. Hanno, in definitiva, nel processo produttivo delle campane un posto rilevante i mercanti i quali provvedono sia al rifornimento degli “ingredienti” (è, in effetti, un’antica ricetta) per la fabbricazione delle campane, intervenendo quindi “in entrata”, sia, adesso “in uscita” e con un peso specifico inferiore come vedremo dopo, alla cosiddetta commercializzazione del prodotto. Mercati, mercanti, è, cioè, il periodo del “mercantilismo”, la fase storica che si associa all’affermazione della civiltà urbana. Le città, con le loro piazze sedi delle attività mercantili, crescono di importanza diventando entità insediative ben distinte dal resto dei nuclei abitati e assurgono a poli di riferimento del contado non solo perché più popolose. Il carattere “cittadino” così visibile “in” Agnone non è frutto di qualche eredità storica, non era un municipium romano, né di investiture ecclesiastiche, non vi è la cattedra vescovile, bensì alla sua natura di centro di elevata produzione artigianale (campanari, ramai ovvero “callarari”, in primis); per la sua ricchezza poté riscattarsi dal giogo feudale e essere nominata città-regia.

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No, non ci si è dimenticati di fornire una spiegazione sul perché gli agenti di commercio come li chiamiamo oggi non fossero indispensabili per procacciare la clientela cui smerciare le campane ed è la seguente: la campana che esce dalla fonderia non necessita di essere messa in commercio semplicemente perché essa, lo specifico esemplare, è stata realizzata su commissione e perciò il cliente è pre-stabilito. L’addetto commerciale ha il mero compito, magari, di effettuare l’”analisi di mercato” sui potenziali committenti (è facile in quanto si basa sui campanili esistenti) presentando loro il campionario della ditta dei modelli di campane. C’è, in più, da sottolineare che la fonderia Martinelli ha una “centrale di committenza” privilegiata che è il Vaticano per cui può fregiarsi del titolo di Pontificia Fonderia. Un altro chiarimento doveroso riguarda l’associazione che si è proposta tra fioritura, si badi al termine che non è nascita, dell’artigianato e età del mercantilismo il quale va dal XV al XVIII secolo, ed è il seguente: la tradizione campanaria agnonese risale all’anno 1000, la fonderia Marinelli è forse la più remota al mondo, e alle origini la fabbricazione delle campane avveniva lì dove dovevano essere installate (da questo modo di fabbricare deriva il metodo “a cera persa” adottato tuttora), troppo oneroso sarebbe stato il trasporto; la risoluzione di tale problema è stata l’introduzione di una figura specialistica, la professione del trasportatore detentore dei carri e delle bestie da soma e ciò nell’ottica della divisione del lavoro i cui prodromi si hanno nel mercantilismo e la piena attuazione nel capit-olo successivo della storia economica che è il capit-alismo. Abbiamo appena usato la parola capitolo riferendola ad un momento dell’evoluzione storica e ora la utilizziamo per aprire un nuovo discorso, un nuovo capitolo, quello delle ricadute delle fonderie, in passato erano diverse, sulla società del posto. Esse hanno dato un contributo notevole a creare l’effetto città, quell’atmosfera di aggregato urbanistico di prim’ordine che si avvertiva, e ancora in  qualche modo si avverte, entrando “in” Agnone. Il commercio, in ingresso delle sostanze minerali e in partenza dei manufatti finiti, riguardante la produzione campanaria si riverbera sull’intera 

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economia agnonese: i contatti che si instaurano nei siti di approvvigionamento del  metallo allo stato grezzo e in occasione della consegna delle opere realizzate non si riducono solo alla stipula dell’atto di compravendita, ma incentivano inevitabilmente l’instaurarsi pure di una diversa tipologia di scambi, umani e culturali, l’intrecciarsi di rapporti tra le persone. Va considerato poi che l’acquirente e il venditore sono portati spesso a scambiarsi i ruoli, per cui le transazioni non si limitano alle campane, coinvolgendo anche altri oggetti delle botteghe manifatturiere agnonesi, specie le celebri lavorazioni in rame. Le contaminazioni non sono solamente di tipo materiale coinvolgendo anche la sfera intellettuale e lo dimostra la  semplice seguente osservazione: le campane hanno forme uguali in tutto il continente e pertanto sono frutto di una sapienza tecnica condivisa. Vi deve essere stata una trasmissione di conoscenze tecnologiche a scala addirittura internazionale che è iniziata in epoca medioevale la quale è stata caratterizzata da una forte mobilità degli individui all’interno dell’Europa, vedi i clerici vaganti i quali contribuirono alla formazione di una cultura unitaria europea. In ultimo, anche se non sono le conclusioni, piuttosto un’aggiunta, va rilevato che le campane non sono degli artefatti esclusivamente utilitari, quali le caldaie, callare, in quanto ambiscono ad avere un valore artistico per cui sono decorate sul “mantello” con fregi e iscrizioni, di solito a soggetto devozionale essendo, il più delle volte, a servizio delle funzioni liturgiche con i loro rintocchi che richiamano i fedeli ai riti religiosi.

 

                   Francesco Manfredi-Selvaggi
 

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