CAMPITELLO MATESE

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    Un insediamento urbano è normalmente riconosciuto, superata ormai la logica dello zoning, quale luogo in cui vi è la compresenza di una pluralità di funzioni, non un posto formatosi per semplice accostamento di fatti distinti. Una città per essere viva, autentica, ha bisogno che le cose si mischino fra loro, le abitazioni, i servizi, le sedi lavorative. Invece, nei centri turistici, specie in quelli nati proprio per questo scopo, dove, cioè, all’origine non c’era un nucleo abitato evoluto poi in località di villeggiatura, prendi Roccaraso, vi è una diversa impostazione della pianificazione che prevede la separazione delle differenti attività. La differenza tra una stazione di soggiorno e una città, anche quando molto piccola, è evidente se solo si pensa alla complessità del fenomeno urbano; un agglomerato insediativo ha, qui da noi, una storia solitamente millenaria che produce la stratificazione dell’edificato e con essa delle destinazioni funzionali, cose non presenti in nuclei sorti ex novo, quindi negli insediamenti turistici. Campitello che è uno di questi è stato progettato con una netta distinzione delle attività: gli alberghi, la galleria commerciale, le piste da sci alpino e quelle per lo sci nordico, gli alloggi per vacanze. Mancava la chiesa nel progetto iniziale forse perché vi era l’iniziativa in corso, poi non proseguita, di Franco Ciampitti, il presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo al quale si deve la nascita di Campitello, di costruzione della Madonna delle Neve sul colle che domina il pianoro all’entrata della stazione; solo in seguito è stata realizzata la cappella attuale ai margini del piazzale che contribuisce al tanto ricercato effetto villaggio. Questa scansione così definita delle destinazioni d’uso non comporta una loro collocazione in spazi distaccati, bensì esse rimangono raggruppate intorno ad un elemento centrale, il cosiddetto « ferro di cavallo », e collegate fra loro da un camminamento coperto e da una sorta di funicolare. Tale impronta di « megastruttura », di unico enorme blocco cementizio contenente posti letto e servizi, viene conservata pure nel nuovo piano urbanistico, quello vigente, che prevede un notevole aumento di cubatura, ma anch’essa concentrata intorno a quella piazza ad U di cui si è fatto cenno.

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Siamo di fronte all’applicazione del concetto lecourbesiano di complesso a « dimensione conforme », questa volta riferito ad un centro di sport invernali e non all’unitè d’habitation. Il programma di fabbricazione attuale è stato ispirato da Laurent Chapis, l’architetto delle prime stazioni sciistiche sulle Alpi, il quale teorizzava che gli sciatori pendolari dovessero essere differenziati da quelli, per così dire, residenti; gli sciatori giornalieri devono avere propri servizi, percorsi differenti da quelli dei turisti più stabili, senza che intralcino le esigenze di vivibilità dei secondi, dunque la permanenza prolungata di questi ultimi nel centro. Secondo Chapis si devono configurare, da un lato, spazi per i visitatori e dall’altro spazi per i fruitori delle settimane bianche o dei weekend, più o meno prolungati; per gli uni necessitano, per esemplificare, locali dove è possibile lasciare borse e ricambi di vestiario, per gli altri sono da offrire occasioni di svago nel dopo sci. I pendolari non devono avere accesso con le auto all’interno dell’insediamento turistico e non possono scegliere dove parcheggiare, ma si è costretti a sostare le automobili private e gli autobus in un determinato sito, mentre i residenti hanno facoltà di transitare per raggiungere i garages condominiali. Chapis suggeriva che ci si sarebbe dovuti fermare, addirittura, alle Pianelle, a 3 chilometri da Campitello che sarebbe stato raggiunto con servizi navetta. La descrizione fatta è finalizzata, come si può intendere, a evidenziare, per un verso, l’estrema articolazione delle funzioni, ben diversa da quella rinvenibile in un nucleo urbano dove i fatti si accavallano, si mischiano, si sovrappongono, a volte in maniera abbastanza casuale, frutto come sono delle vicende storiche che esso ha vissuto, del coacervo di componenti sociali e, di conseguenza, di esigenze spesso divergenti, e per l’altro verso che l’impianto urbanistico segue un modello architettonico definito, al contrario degli agglomerati abitativi classici in cui nella forma urbana si registrano le varie fasi di espansione. Vi è, in verità, un’eccezione a quanto affermato ed è il caso delle « città ideali » del Rinascimento italiano (vedi Palmanova) e delle città coloniali americane con il tipico tracciato a maglia ortogonale, e ideale è un aggettivo che è lecito adottare per una stazione sciistica d’impianto (non legata ad un centro abitato).

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Ideale è, comunque, una stazione al momento della sua fondazione in quanto in seguito, Campitello ha ormai quasi cinquant’anni, il suo schema subisce contaminazioni. Nella località matesina esse sono iniziate pure, si riconosce che è paradossale, antecedentemente agli impianti da sci: il villaggio EPT nel bosco Rote-Trabucco preesisteva all’iniziativa imprenditoriale del gruppo immobiliare del conte Stella. Ci sono anche il rifugio storico e la casa del guardiano presso la Pinetina della Società Meridionale d’Elettricità a servizio della centrale idroelettrica di S. Massimo che è degli anni ’20 del secolo scorso. Nell’ultimo decennio vi sono stati dei cambiamenti nell’assetto del centro turistico il principale dei quali è la comparsa della piazza in cui ora si sta erigendo la piramide in vetro del palazzetto dello sport; l’epicentro della località si sta spostando con la definizione di un nuovo punto centrale. Si legge, poi, la tendenza al restyling con la pavimentazione in pietra del lungo marciapiede contornato da una staccionata in legno, ambedue materiali che conferiscono l’atmosfera del villaggio alpino e che sono in contrapposizione agli enormi volumi in cemento armato costruiti in passato che ingombrano il sito. Finora si è parlato di rinnovo, va evidenziato, e non di crescita e neanche di trasformazione vera e propria, la piazza non basta, neppure nella modalità della rigenerazione urbana. Si legge ad ogni modo un accenno di evoluzione, sempre la piazza e gli interventi di arredo urbano, che va nella direzione della caratterizzazione di Campitello non più quale località tutta legata allo sci (si pensi che i tetti dei corpi edilizi che dovrebbero sorgere di fronte al “ferro di cavallo” sono inclinati per permettere agli sciatori di raggiungere le piste direttamente dai residence), ma che punta alla pluristagionalità, alla frequentazione turistica anche in stagioni diverse da quella invernale; a questo proposito, per sottolineare la innovazione in embrione, che ciò è ben altra faccenda che quella di garantire un gradevole soggiorno ai turisti che trascorrono un periodo di più giorni sulla neve nonostante che pure per questo fine occorra un ambiente urbano gradevole. Accompagnare tale mutazione ancora in germe, la quale è in linea con l’esigenza di valorizzazione del Matese, del quale Campitello potrebbe fungere da centro servizi, dovrebbe essere lo scopo di un rivisitato strumento urbanistico. La necessità di una nuova pianificazione scaturisce pure dal bisogno di introdurre accorgimenti per la sostenibilità ambientale, tema particolarmente importante trovandoci nel cuore di un ambito di valenze ecologiche eccezionali. Si dovrebbe pensare pure a ridurre i metri cubi edificabili secondo il piano in vigore per salvaguardare l’immagine di questa conca davvero unica, il vero motivo della scelta del sito da parte della società imprenditrice che realizzò Campitello;

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il Molise spesso sottovaluta la bellezza dei suoi beni. L’ubicazione degli edifici è nella parte più soleggiata di Campitello in quanto discostata da m. Miletto al quale invece la proposta progettuale in esame della ditta Cicchese si avvicina e il costruire affianco a questo monte che ha un grande valore simbolico costituisce, peraltro, una sorta di mancanza di riguardo nei suoi confronti. Infine, si ritorna alla espressione dimensione conforme, sempre con riferimento a questo progetto, la quale contiene in sé il significato di compiutezza e nello stesso tempo di limite dimensionale, per dire che il mancato completamento del piano urbanistico rende oggi parziali attuazioni dello stesso, come quella che ha in cantiere la ditta Cicchese, incoerenti con l’assetto dell’agglomerato turistico ormai cristallizzato.

Francesco Manfredi-Selvaggi

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