Le spiagge, un bene pubblico
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La spiaggia è una risorsa fondamentale per il turismo e per lo svolgimento del tempo libero all’aperto degli stanziali oltre che dei visitatori. Si direbbe che è un bene di natura che ci è stato messo a disposizione gratuitamente, niente di più sbagliato. La sua mobilità, in avanti cioè l’avanzamento del litorale o indietro, l’arretramento dello stesso, per fasi alternate, provoca evidenti problemi allo sfruttamento della costa in termini di balneabilità. Si crede che tra i settori economici quello turistico legato al godimento delle bellezze ambientali sia quello più soft in termini di impatto delle opere connesse, quello che richiede le minori spese di investimento, la Dea Natura ti fa trovare bello e pronto il “capitale” di cui usufruire. Il patrimonio naturale, l’arenile sabbioso, occorre che sia custodito con cura o, di frequente, restaurato.

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La fila quasi ininterrotta di scogliere rocciose che fronteggiano la riviera adriatica per evitare che venga erosa dai marosi costa (adesso indicativo presente del verbo costare) assai. Il risultato è l’artificializzazione della linea costiera e una gran quantità di denari buttati letteralmente a mare. É davvero oneroso il mantenimento dell’integrità dello spazio destinato ad accogliere i bagnanti. Si tratta di fondi pubblici destinati a proteggere un bene pubblico che, dunque, non può essere oggetto di una privatizzazione selvaggia. Lo sforzo finanziario sostenuto dall’amministrazione pubblica si giustifica se finalizzato a soddisfare un bisogno pubblico, si insiste su questo termine, quello del godimento del mare da parte della collettività e non meramente per fare cassa, cioè per incamerare gli oneri concessori dovuti dai titolari dei bagni, la dizione di un tempo. La tanto contestata direttiva Bolkenstein ha proprio il limite di una visione mercantilistica limitandosi a pretendere l’effettuazione di aste per la concessione degli stabilimenti, la concorrenza è un argomento classico delle economie di mercato. Non traspare in tale disposizione dell’Unione Europea la preoccupazione che venga assicurato l’accesso il più ampio possibile della cittadinanza alla marina, la fruizione da parte di tutti delle spiagge, non solo di quelle classificate “libere” dai Piani Spiaggia, la Regione ha predisposto il suo. Si ricordano i benefici che la vicinanza al mare apporta al nostro benessere corporeo, dalla elioterapia all’inalazione di iodio con la respirazione dell’aria salmastra oltre che per la pratica del nuoto, uno sport particolarmente salutare, un’aggettivazione che usiamo visto che stiamo palando di salute.

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Le spiagge a ingresso libero non sono certo in grado di accogliere quell’enorme massa di persone, molisane e forestiere, che si riversa sul litorale nel periodo estivo e, poi, i fabbisogni sono differenti, c’è chi ha il piacere di avere alcune comodità, dalla sdraio alla doccia fino al punto di ristorazione. Di fronte a questa domanda variegata è giusto anche che sia contemplata l’opzione di potersi recare presso le spiagge attrezzate per usufruire dei servizi che i concessionari offrono. Occorre che siano soddisfatte le esigenze di ogni classe sociale calmierando i prezzi o anzi meglio ponendo un tetto massimo agli stessi per l’ingresso ai lidi, i gestori dei quali, evidentemente, saranno indotti a ridurre le facilities offerte ai clienti, ad esempio le capannine o le pagode, ma qui da noi non si è ancora manifestata la richiesta di tali strutture al posto dei puri e semplici ombrelloni. Perciò prima di ammettere la presenza di lidi iperdotati di attrazioni, senza escludere per principio l’esistenza di stabilimenti eleganti e, però, cari, è indispensabile verificare che sia garantita la disponibilità di spiagge per chi non vuole o non può spendere molto. 

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Dato che la “capacità” balneare diminuisce al diminuire della profondità della superficie sabbiosa, meno posti per gli ombrelloni, si dovrà imporre, qualora la battigia si sposti all’indietro, come sta succedendo in alcune porzioni della costiera di Campomarino, il restringimento delle pedane in legno sulle quali si installano manufatti per ristoranti, sale giochi oppure solarium, non, ovviamente, servizi di base. Durante il periodo di durata della concessione marittima sarà obbligatorio, per equità, rimodulare l’importo fissato per il danno provocato agli assegnatari dal fenomeno della ritrazione della costa. Vi sono posti in cui l’assottigliamento della striscia di sabbia fa sembrare l’arenile un’appendice al ristorante e non il viceversa, cioè il luogo di ristoro non è in appoggio ai bagnanti come dovrebbe per regola. È corretto che sia gratuita l’assegnazione della spiaggia alle “colonie” marine, una istituzione sociale meritoria della quale oggi è rimasta unicamente la memoria affidata a un esemplare rappresentativo della particolare tipologia edilizia nel territorio campomarinese.

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Un discorso a parte meritano gli stabilimenti balneari allineati al lungomare di Termoli i quali per la gradevolezza della passeggiata che si può effettuare in ogni periodo dell’anno si rivelano utili attrezzature ricreative anche per residenti; va considerato che ubicati come sono più in alto della cimosa, sul terrazzo morfologico che fissa il limite della banda sabbiosa, da essi si apprezza bene il panorama marino. La città adriatica ha anche una bellissima spiaggia urbana, la quale è valorizzata dalla contiguità con il castello. È a due passi pure dal movimentato centro cittadino e nonostante si avverta l’eco delle attività che si svolgono in questa parte centrale e nevralgica dell’abitato ci si sente in un angolo tranquillo, appartato, protetto dalla falesia che lo delimita; qui diversi servizi di spiaggia, prendi bar e ristoranti, sono sostituiti da esercizi analoghi che persistono nel contesto urbanizzato viciniore. C’è, poi, ancora nel perimetro comunale termolese, la questione del cosiddetto litorale nord in cui gli insediamenti abitativi turistici sono disposti in linea in maniera serrata a formare una schiera compatta di volumi edilizi parallela all’Adriatico; essi rappresentano una barriera perlomeno psicologica che riduce l’accessibilità alla fettuccia, in quanto stretta, litoranea. Occorrerebbe attrezzare adeguatamente, cioè anche prevedendo accorgimenti per il superamento delle “barriere architettoniche” da parte dei portatori di handicap, dei varchi per il transito di chiunque voglia raggiungere la battigia antisante i residence. Infine, va detto che vi sono ambiti della costa preclusi alla balneazione in quanto di grande rilievo naturalistico al fine di salvaguardare innanzitutto le dune ed, in effetti, ciò è contemplato nel Piano Spiaggia; è vietato fare il bagno pure nei dintorni dello scarico dei depuratori.

Francesco Manfredi-Selvaggi
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